Wakuz dro brugka spazibo
Da un po' di tempo penso che la mia vita sia priva di senso e di scopo. Pensare cose simili, in generale, è decisamente meglio che dedicarsi ad una qualsiasi attività che dia alla vita un senso e/o uno scopo. Ieri ho acquistato un libro (che poi è una guida turistica, non "Guerra e pace", per dire...) e ho capito che lo scopo della mia vita, l'unica cosa che avrebbe potuto darle un senso, era scrivere quel libro. Siccome è già stato scritto (ed ha pure avuto un certo successo, e probabilmente qualche altro blogger più sveglio del sottoscritto -che blogger non è, almeno non nello spirito- ne ha già parlato), in preda allo sconforto, ho preso una decisione radicale: vado a vivere nel posto di cui parla la guida.
Si, nulla può più fermarmi: vado a vivere in Molvania!
"Wakuz dro brugka spazibo" significa "buona fortuna" in molvano, letteralmente "che Dio ti mandi un asino robusto".
"BRUCE! BRUCE! BRUCE! BRUCE! BRUCE! ..."
"Allora, se vuoi ti spiego come funziona. Questa è la lista di chi vuole comprare i biglietti, per ora gli iscritti sono quindici. Quelli del box office ci hanno detto che i biglietti che loro hanno da vendere sono 128. Siccome ognuno ne può comprare al massimo due, e tutti ne compreranno due, 64 tornano a casa col biglietto e gli altri piangono. Che faccio, ti segno?"
Se non avessi letto Accecati dalla Luce di Gianluca Morozzi (che consiglio a chiunque, soprattutto a chi non sa cosa voglia dire essere springsteeniani) probabilmente sarei rimasto un po' sconvolto quando, alle 16:10 di domenica pomeriggio, ho visto attaccato fuori dal megastore Feltrinelli di Milano dove mi trovavo per incontrare alcuni amici un cartello che diceva "lista autogestita per Bruce, chiedi informazioni e segnati". Invece la sorpresa è stata più che altro per il fatto che, dalle informazioni che avevo, i biglietti sarebbero andati in vendita poco meno di ventiquattr'ore più tardi, alle 15:30 del giorno dopo, e non mi aspettavo che bisognasse segnarsi così presto. Comunque, considerato che non contavo di riuscire a prenderli via internet, anche memore del casino che raccontavano esserci stato per gli U2, ci ho pensato su non più di tre secondi e ho risposto all'"uomo della lista".
"Ok, segnami..."
"Sei il numero 16. Facciamo un appello ogni tre ore: il prossimo alle 18, poi alle 21, alle 24, alle tre stanotte, alle sei domattina.
L'ultimo è domani alle 9, a mezzogiorno apre il negozio e abbiamo i biglietti. E' possibile saltare un appello, faccio un segno così accanto al tuo nome, se ne salti due vieni cancellato e perdi il posto. Puoi mandare qualcun altro a rispondere, ma che sia sempre la stessa persona."
"Ci vediamo tra due ore" avevo risposto, al tempo stesso elettrizzato e vagamente terrorizzato da ciò che mi aspettava. Perchè, va bene, alle 18 mancava poco, io dovevo fare un giro con tre amici, restavo in zona, nessun problema per la risposta all'appello. Ma alle 21 non potevo sicuramente essere lì, dato che mi sarei trovato dall'altra parte della città con davanti un piatto di nachos al formaggio. Panico, se salto quella delle nove devo farmi la notte in bianco per rispondere sia alle tre che alle sei...
Dopo aver sentito un paio di amici impossibilitati a presentarsi a non più di 1 km dalle loro rispettive abitazioni per dire "presente", mi sono rivolto supplicante a mio fratello, il quale -benemerito- alle nove è arrivato, ha risposto, e se ne è andato, salvandomi almeno quattro ore di sonno.
A mezzanotte ero lì, a mezzanotte e trenta a letto, rigirandomi senza riuscire ad addormentarmi, se a causa della tensione per il risveglio a poche ore di distanza o per gli eccessi gastronomici della cena resta un mistero insoluto.
Poco più di cinque ore dopo, con i lampioni ancora accesi e neanche un accenno di luce naturale, muovevo le labbra per un "presente" terribilmente assonnato e infreddolito, e notavo come all'appello delle tre fossero presenti in cinque o sei, forse meno, i primissimi in lista, che erano arrivati la mattina prima da fuori Milano e che avrebbero totalizzato una permanenza lì davanti di ventisette ore filate. Al confronto di questo, le mie sei ore consecutive fuori dalla Feltrinelli chiusa fanno decisamente ridere. Ci segnamo i numeri di lista anche sulla mano, perchè in passato ci sono stati problemi, e tafferugli, pare, con tentativi di eliminazione fisica della lista -e della prova dell'ordine di arrivo in essa contenuta- e ripristino dell'anarchia da parte di biechi bagarini senza passione e senza scrupoli.
A me Springsteen piace tanto, tantissimo. E' uno di quegli artisti che senti che cantano per te, che fanno musica che ti sta addosso come nessun vestito ti starà mai,che ti cambiano l'umore di una giornata storta, che ti prendono tutto, piedi stomaco cuore cervello. Sono pochi, quelli che ti danno sensazioni simili, e molto preziosi.
Eppure lì in mezzo mi sento decisamente un principiante, perchè l'ho visto solo due volte dal vivo, sempre in italia, e ok che quasi tutte le trentacinque- quaranta persone presenti alle sei sono più vecchi di me, ma l'avranno visto tutti almeno quindici volte, ogni volta che passava per l'Italia a tutte le date che faceva, e in più trasferte a Parigi, Monaco, Barcellona. In viaggio per Bruce. Anche stavolta sarà così, infatti alle sette, quando come da comunicato stampa inizia la vendita on-line, gli assonnati cominciano ad entrare in fibrillazione: alle 7:05 il primo sms dice che i biglietti sul sito non sono ancora in vendita, alle 07:15 la prima esultanza, qualcuno da casa ha due biglietti per Bologna, primo anello, presi via call center. Corre voce che ci siano persone da casa che stanno gestendo acquisti sia su internet che via call center, contemporaneamente, e che gli siano sbucate alcune braccia extra, tipo dea calì. Per le 9 la vendita on-line è sold-out. Alle 9:30, anche la nostra lista dà lo stesso responso, il sessantanovesimo iscritto (cinque hanno ceduto durante la notte, non si sono presentati e sono stati depennati) è l'ultimo fortunato acquirente, da lì in poi si iscriveranno solo speranzosi di qualche -improbabile- rinuncia all'ultimo momento o di qualche folle che prende un biglietto solo. Tra gli speranzosi, ormai senza alcuna possibilità, arriverà anche Xabier Iriondo, grande chitarrista degli Afterhours ai tempi di "Hai paura del buio" ed ora negli A short apnea. L'ha visto venti volte, dice, ma il "solo acoustic" gli manca. Capito che speranze non ce ne sono, si allontana confidando nei rivenditori ticketone, che apriranno alle tre e mezza. Auguri, gli diciamo, sinceramente.
Alle 12:20 esco nel negozio con in tasca 150 sacchi in meno e i due pezzi rettangolari di cartoncino leggero che ne hanno preso il posto.
Ora scopro che biglietti ce ne sono ancora, almeno a Bologna. Sono cari, maledettamente cari. E sarà un concerto particolare, forse più difficile di quelli con la band, dove farsi travolgere dalla musica e dall'energia è la cosa più facile del mondo. Però, se fossi in voi terrei presente una frase che cito spesso e ritengo incredibilmente azzeccata: il mondo si divide in due: chi ama Bruce Springsteen e chi non l'ha mai visto dal vivo.
Con me ha funzionato, altro non so.
Anticipazioni
Domani sera la puntata di airbag sarà ricchissima: non una, ma ben due, e dico due, airbagrafie. Dedicheremo la prima mezz'ora di programma a presentare la TDK dance Marathon, che si svolgerà a milano il 14,15 e 16 di Aprile (per avere il programma completo, andate
qui).
Ma non è finita, perchè nell'ora seguente ci daremo alle
canzoni veloci per un'epoca veloce, ovvero canzoni della durata inferiore a due minuti, e vedremo quante riusciamo a farne stare in un'ora di puntata normale, cercando di stabilire un record assoluto che rimmarrà negli annali del Guinness nei secoli a venire (
KA-BOOM!).
Non perdetevela per niente al mondo!